Non è facile, per chi è genoano come me, convivere con la consapevolezza che l'ultimo scudetto passato per Genova sia stato cucito sulle maglie blucerchiate e non su quelle rossoblù. Eppure devo ammettere che uno degli autori di quella fantastica impresa mi sta particolarmente a cuore. Tale Vujadin Boskov, allenatore che a cavallo degli anni '90 ha fatto le fortune della Sampdoria. Un uomo, oltre che un ottimo allenatore che con la sua sottile ironia ha saputo lasciare un segno indelebile anche fuori dal campo. Celebri molte sue citazioni, diventate negli anni veri e propri tormentoni del gergo calcistico. Tra queste una sua frase mi ha colpito molto: "Nel calcio c'è una legge contro gli allenatori, giocatori vincono, allenatori perdono". Ed in effetti non aveva tutti i torti.

Spesso e volentieri infatti, per non dire sempre, l'allenatore è il primo a pagare. Uno dei ruoli più affascinanti del mondo del pallone, eppure quello più esposto, quando le cose vanno male, a critiche e giudizi. Quest'anno ad esempio i primi a farne le spese sono stati Iachini, Maran e Giampaolo sulle panchine di Fiorentina, Genoa e Torino. I sostituti stanno facendo discretamente bene, eccezion fatta per Ballardini che ha letteralmente cambiato volto e marcia ad un Grifone che da quando è subentrato lui ha raccolto la bellezza di 18 punti in 9 partite. Praticamente più del doppio dei punti nella metà delle partite rispetto a chi lo ha preceduto. A questo punto viene da porsi una domanda, quanto incide un allenatore sulle prestazioni e sulle valutazioni di una squadra? Non c'è nessun calcolo matematico che possa rispondere a questo quesito, però è vero che ci sono allenatori che incidono davvero tanto. Ad occhio e croce direi che un allenatore faccia almeno il 25/30 per cento di una squadra.

Mi viene subito da pensare a Gasperini, che a Bergamo ha trovato una realtà perfetta per fare sfoggio delle sue qualità. Lo stesso Ballardini che ha ereditato da Maran una squadra intristita ed incapace di vincere e l'ha trasformata in una macchina da guerra capace di pareggiare con Lazio ed Atalanta e di andare a vincere col Napoli. A volte cambiare fa bene. Altre volte, l'esempio è a Parma, la sostanza non cambia. D'Aversa è tornato per sostituire Liverani, ma la squadra crociata continua a fare acqua da tutte le parti. Nel mentre lo spettro della serie cadetta si avvicina sempre di più. Non se la passa per niente bene neppure Di Francesco a Cagliari. Eppure va fatto un enorme plauso al presidente rossoblù Tommaso Giulini, che non solo ha confermato il suo allenatore, ma gli ha addirittura prolungato il contratto nonostante la vittoria per i sardi manchi addirittura da quindici giornate! Dando così dimostrazione di credere fortemente in un progetto, a dispetto dei risultati. Risultati che si aspettavano ben diversi a maggior ragione da una rosa come quella sarda, che nulla ha da invidiare almeno alla metà delle compagini nella massima serie. Ma la pazienza è la virtù dei forti, in fondo a volte si tratta solo di saper aspettare. Cosa che al Genoa, Preziosi e noi tifosi non abbiamo saputo fare né con il primo né con il secondo Ivan Juric.

Nel frattempo quell'allenatore è arrivato a Verona trasformandosi in Re Mida. Quel re frigio che ebbe in ricompensa il dono di trasformare in oro tutto ciò che toccava. Pensate a tre giocatori venduti dal Verona, per l' appunto a peso d' oro nella passata stagione: Amrabat, Kumbulla e Rrahmani ceduti per una cifra superiore ai 50 milioni complessivi che hanno rinvigorito le casse scaligere. I tre sono ancora lontanissimi dal replicare con le nuove maglie le prestazioni offerte in quel di Verona, mentre Ivan ha già trovato sostituti all' altezza che stanno facendo crescere il loro valore. Se alcuni di loro come Barak e Dimarco sono soltanto in prestito, altri come Tameze, Gunter o Dawidowicz arrivati come oggetti misteriosi o scarti di altre squadre stanno avendo un rendimento buono e costante. Senza contare la crescita esponenziale avuta, in questi due anni da Faraoni, Lazovic e Zaccagni. Per una squadra arrivata dalla B e presto trasformatasi in una bella realtà del nostro calcio ma soprattutto in una miniera d' oro nelle mani di Ivan. Come ben sappiamo però la perfezione non esiste e come Re Mida presto si rese conto che quel potere lo avrebbe sì arricchito ma gli avrebbe pregiudicato la vita, anche il buon Ivan ha il suo tallone d'Achille. La sua squadra gioca un calcio aggressivo e spavaldo ma fatica enormemente a portare in goal il proprio centravanti. Otto i goal di Di Carmine nella passata stagione, addirittura tre, tra Favilli e Kalinic in questa primo scorcio di stagione.

Nel mercato invernale sono arrivati Lasagna e Sturaro, altri due calciatori in cerca di rilancio da consegnare nelle mani di Juric. Uno così, che ha portato in panchina lo stesso spirito e la stessa passione che metteva in campo, non tarderà molto a farsi notare dalle grandi del nostro calcio. E chissà che l'operazione Zaccagni-Napoli non possa essere un indizio.
D'altronde, solo l'arrivo di un Re potrebbe provare a cancellare dalla memoria azzurra il calcio di Sarri e riportare entusiasmo ai tifosi partenopei. E chi meglio di Ivan Juric? 
Il Re Mida degli allenatori!