Tabù finalmente sfatato e ora sotto a chi tocca. Con qualche patema d'animo di troppo, il City di Guardiola sbriga la pratica Borussia Dortmund e prenota un posto in un "paradiso infernale" perché da un lato c'è l'inedita possibilità di aggiungere al ricchissimo palmares degli sky blues, l'alloro più importante, la coppa per il quale lo Sceicco Mansour non ha lesinato miliardari investimenti in un decennio di presidenza dal City ma il rovescio della medaglia pone l'Everest sulla strada di De Bruyne&Co: il super stellato Psg di Pochettino! Sarà una battaglia leggendaria tra i club più ambiziosi e facoltosi del mondo, entrambe in pochissimi anni hanno sovvertito qualsiasi pronostico e posto in maniera brillante i loro club al top di Francia ed Inghilterra ​​​​​​ma adesso l'opera va completata con la conquista del trofeo che ti consegna alla leggenda. Per affrontare le innumerevoli stelle di mister Pochettino, servirà l'impresa titanica, sarà necessaria la miglior versione di sempre del Guardiola formato City. A proposito... Lo scontro tra i due manager sarà una gustosa occasione per Pep di rimarginare una ferita ancora sanguinante nei confronti del collega argentino, quando il Tottenham due anni fa tolse il City col gol (irregolare di Llorente) all'ultimo secondo. Una cicatrice che brucia ma che potrà essere estinta nel modo migliore possibile. Insomma, gli ingredienti per 180 minuti da favola ci saranno tutti... 

Cinque maledettissimi anni, tanto ha atteso Joseph Guardiola prima di approdare nella top four della coppa che lo ha consacrato al Barcellona ma che da troppo tempo è l'incubo numero uno del catalano. Da guida del club inglese non aveva addirittura mai superato i quarti di finale, risultato misero per lo "scienziato più illuminato" della nostra epoca. Nonostante la valanga di soldi spesi e gli innumerevoli top player acquistati, tra episodi avversi e demeriti propri il City è stata la meravigliosa incompiuta d'Europa perché se a livello domestico il buon Pep ha fatto indigestione di trofei (ed è probabile che farà di nuovo incetta in questa stagione), sul suolo europeo il suo Manchester ha sempre deluso. Immaturo, non gonfio al 100%,lo stesso Guardiola non riusciva a capire il perché questa squadra si squagliasse nel momento che contava e le parole nel post partita sono emblematiche "questa squadra si è tolta un peso enorme". Perché la sensazione latente è che tutto l'ambiente City avesse un ​​​​​​macigno incalcolabile dal quale non riusciva a scrollarsi e chissà che il superamento di questo scoglio non abbia alleggerito definitivamente il mondo sky blues. Per quanto riguarda la squadra tedesca, dico che il progetto giallonero è come al solito intrigante, visionario e rivolto alla qualità dei giovani rampanti ma tutto ciò in una competizione del genere gioca brutti scherzi, non a caso gli orrori individuali della squadra di Terzic sono stati innumerevoli. La campagna europea è stata ampiamente positiva ma adesso Haaland e soci devono dimenticare tutto in fretta e gettarsi anima e corpo sul campionato perché il Borussia a 6 giornate dal termine è a - 7 dall'Eintracht ​​​​​​ Francoforte quarto e il rischio concreto di non giocare più la Champions e di conseguenza perdere prestigio e soldi, potrebbe indurre alla vendita di Sancho o Haaland (o entrambi), scenario che ridimensionarebbe parecchio il progetto dei gialloneri.

Il doppio confronto è stato per almeno 3/4 dominato dagli inglesi, più di quanto non dica l'aggregate totale (4-2). Il City ha giocato il suo solito calcio ispirato, veloce, senza dare punti di riferimento agli avversari in quanto la novità (neanche sorprendente a dire il vero) è stata il mancato impiego nel trio d'attacco di un centravanti di ruolo nonostante la presenza di Aguero e Gabriel Jesus. I due soliti factotum sono stati Foden e De Bruyne, giocatori che sotto l'ala di Guardiola hanno imparato a ricoprire qualsiasi ruolo e qualsiasi compito, nessuna squadra ha in rosa due giocatori totali come il belga e l'inglese. Li trovi ovunque a pressare, ad inserirsi, ad assistere, a segnare, sono i due veri bracci armati di un City che è il solito concerto magnifico. Se di Kdb sappiamo vita, morte e miracoli, la sua maestria nello spaccare il campo con le sue conduzioni straripanti ma leggiadre e soprattutto la sua onnipotenza tecnica (non ha rivali nel suo ruolo), Phil Foden a soli 21 anni continua a infiammare gli esteti del calcio. È diventato il primo under 21 a segnare in un quarto di finale di Champions sia all'andata che al ritorno ma oltre ad aver abbattuto tutti i record di precocità, è seriamente alieno nella sua espressione calcistica. Gioca indifferentemente in tutto i ruoli dell'attacco e del centrocampo, usa la sciabola e il fioretto, è uno dei leader del City sia in campo che fuori e soprattutto ha ricevuto la più grande attestazione che un giocatore possa ricevere, perché se Guardiola dice di te: "Foden è il talento più grande che abbia mai allenato" stai tranquillo che l'orizzonte in lontananza è glorioso. La menzione d'onore la merita anche un Mahrez sempre piccante​​​​​​, col suo incedere sostenuto ma estremamente aristocratico e soprattutto glaciale come un crotalo nel trasformare il pesantissimo rigore che ha permesso al City di pareggiare. La differenza tra tutti i Manchester di Guardiola e questo sta in primis nella consapevolezza di poter arrivare a prendersi il mondo e poi nell'aver trovato finalmente l'uomo in grado di rendere ermetica una difesa che Pep non riusciva proprio ad aggiustare.

Ogni anno Guardiola ha indicato il perno difensivo sul quale costruire il suo basamento ma né Stones né Laporte nonostante siano stati pagati profumatamente hanno dato le garanzie sufficienti. Poi all'improvviso è arrivato Ruben Dias e l'incantesimo si è rotto, il giovanissimo portoghese ha doti di leadership non comuni per la sua età, è maestro nel corpo a corpo, mette tranquillità agli altri e ha il piede "guardiolesco", cosa pretendere di più? L'unica "tiratina" d'orecchie che faccio al City sta nella critica allo specchiarsi troppo perché in molti frangenti il City si compiace della sua bellezza, pensa prima all'estetica e poi a concretizzare, errore che col Psg si pagherà a prezzo carissimo, anche se sono certo che Guardiola porra' immediati correttivi anche a questo "problema". Restando in tema giovani, non posso non parlare di una stella nascente del calcio mondiale di "soli" 17 anni: JUDE BELLINGHAM! Che si trattasse di un giocatori fuori dal comune fin dalle giovanili lo si sapeva, che mettesse paura al City in un quarto di finale di Champions League proprio no. Gara dopo gara, sta bruciando letteralmente le tappe ed è molto semplice immaginare il secondo più giovane marcatore di questa competizione in cima al mondo a stretto giro di posta. Parlando di tappe bruciate e giovani rampanti, tolgo io il sassolino ad Erling Haaland su qualche critica di troppo. È talmente cannibale da creare un macello quando sta a secco per due gare ma non può davvero esistere critica nei confronti del centravanti che dominerà per almeno una decade il calcio mondiale. Per il resto è inutile omettere che il Bvb abbia pagato le assenze di Sancho e Witsel. L'ala inglese è quello che mette benzina sul fuoco, quello che infiamma il campo in ogni skills che fa, sarei stato davvero curioso di vedere come il City se la sarebbe cavata contro il satanasso di Jadon. Ma forse è ancora più impattante l'assenza del belga perché per una squadra così votata ad offendere, la mancanza (ormai datata) del vero equilibratore della squadra debilita tantissimo. Se a tutto ciò aggiungiamo le ormai celebri gaffe di una retroguardia messa davvero male, era scontato che le speranze sarebbero state pressoché ZERO!